Quante volte a settimana è sicuro mangiare salumi?
Le linee guida nutrizionali suggeriscono di limitare il consumo a una sola volta a settimana, con porzioni non superiori a 50 grammi. In particolare, è importante distinguere tra:
Salumi più problematici: salame, mortadella, speck (più grassi e salati)
Salumi più magri: bresaola, fesa di tacchino, prosciutto cotto sgrassato
Carni rosse e alternative: attenzione anche qui
Anche le carni rosse non lavorate (come manzo e maiale) sono state classificate dalla IARC come probabilmente cancerogene (Gruppo 2A). Il rischio è inferiore rispetto ai salumi, ma comunque presente.
Come proteggersi: la dieta mediterranea come scudo anticancro
Per ridurre il rischio oncologico legato all’alimentazione, il dottor Pontara consiglia di seguire la dieta mediterranea, riconosciuta a livello internazionale come modello alimentare protettivo.
Alimenti consigliati:
Frutta e verdura di stagione (almeno 5 porzioni al giorno)
Cereali integrali
Legumi
Pesce
Olio extravergine d’oliva
Una revisione scientifica del Ministero della Salute ha confermato che questo tipo di alimentazione riduce il rischio di tumori e malattie croniche.
Pesticidi nella frutta e verdura: quali rischi reali?
Nonostante le preoccupazioni legate ai pesticidi, il dott. Pontara rassicura: il consumo di frutta e verdura ben lavata è sicuro, anche se acquistata al supermercato. Le sostanze residue sono regolate da autorità come l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e un corretto lavaggio limita quasi del tutto l’esposizione.
Attenzione ai falsi allarmi:
I rischi legati ai pesticidi, se presenti, riguardano quantità elevate e prolungate nel tempo, non il consumo quotidiano di frutta e verdura lavata. Eventuali effetti (come il possibile disturbo endocrino) non rappresentano un pericolo concreto per i consumatori che seguono buone pratiche igieniche.
Alimentazione sana: un cambiamento ancora lento
Nonostante la crescente consapevolezza, secondo l’esperto c’è ancora molta strada da fare: il contesto sociale – tra fast food, diete squilibrate e abitudini scorrette – non facilita scelte sane.
"Il cambiamento è in corso, ma sarà graduale. Serve un’evoluzione culturale oltre che nutrizionale", conclude Pontara.