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Cosa significa questo gesto con il pollice infilato tra le dita?

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L'abbiamo visto tutti da qualche parte: un pugno chiuso, con il pollice infilato sotto l'indice e il medio. Un gesto minuscolo, quasi infantile... eppure carico di un simbolismo sorprendentemente ricco. Un po' dimenticato oggi, questo gesto ha trasceso epoche, regioni e persino famiglie. A volte esprimeva "no", a volte "proteggiti", a volte "sto solo scherzando". Quindi, come ha fatto un semplice pollice piegato a raccontare così tante storie? È quello che scopriremo insieme.

Un “no” cortese ma fermo di un’altra epoca

Tornando indietro di qualche generazione, il segno del fico veniva utilizzato principalmente per esprimere un rifiuto senza essere bruschi. Un modo per dire "non otterrai niente da me" evitando la tensione.

In molti villaggi francesi del XIX secolo, veniva usato con discrezione per deviare una richiesta, placare un'insistenza o esprimere disaccordo senza alzare la voce. Immaginate un vicino eccessivamente curioso o un venditore insistente: un semplice gesto da dietro la finestra era sufficiente per dire tutto. Nessuno sfogo, nessun conflitto... solo un gesto sottile e ironico.

Un simbolo protettivo dalle origini antichissime

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Prima di entrare nel linguaggio comune, il gesto aveva una dimensione più profonda. In diverse tradizioni dell'Europa orientale, in particolare nelle culture popolari, era considerato un piccolo talismano contro influenze indesiderate.

Il pugno simboleggiava la forza interiore, e il pollice piegato rappresentava una "chiave" destinata a preservare l'energia positiva. Questo simbolo veniva talvolta tenuto in tasca o sotto il cappotto per infondere coraggio, proprio come oggi potremmo portare con noi un portafortuna.

Niente di magico, semplicemente una rassicurante credenza familiare, un rituale tramandato di generazione in generazione.

Il linguaggio non parlato del cortile della scuola

Nei ricordi di molti di noi, il fico è anche parte dei giochi d'infanzia. Una promessa che fingevamo di accettare, un servizio che schivavamo con delicatezza... ed ecco, un fico alle nostre spalle, che rideva.

Questo piccolo codice giocoso permetteva di prendere in giro con delicatezza, di mettere alla prova i propri limiti o di inventare un linguaggio segreto. Le nonne, da parte loro, spesso lo consideravano un consiglio gentile: "Se qualcuno ti infastidisce, trattalo con freddezza e vattene". Un modo semplice per imparare a conoscere i limiti e l'umorismo.

Un gesto discreto che ha accompagnato anche i momenti difficili

Alcune storie familiari raccontano di persone che infilavano questo gesto nella tasca durante prove importanti, come un intimo promemoria: "mantieni la fede, sei più forte di quanto pensi".

Non era un segno di sfida, ma un gesto di conforto, quasi meditativo. Un modo per tenere a portata di mano un simbolo familiare.

Perché è scomparso?

Perché la nostra comunicazione è diventata digitale: diciamo "no" con un'emoji, inviamo un'occhiolino, un pollice in su, un cuore. Il fico non è del tutto scomparso, ma sopravvive principalmente nei ricordi, negli aneddoti familiari e in alcune tradizioni locali.

Eppure, rimane un simbolo affascinante: un messaggio silenzioso, un gentile rifiuto, un ammiccamento protettivo. Un modo per esprimere ciò che le parole non sempre osano dire, una  tradizione popolare discreta  che sopravvive ancora. Oggi incarna un'antica  memoria gestuale  che continua a toccarci con la sua semplicità.